Due

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Perché? Perché l’India?

Me l’hanno chiesto così tante volte che ormai dovrei avere una risposta. Ma non ce l’ho. Però posso provare. Forse ha a che fare con il passato, neanche tanto passato, di un anno fa. I ragazzi e l’orfanotrofio. La fine delle telefonate costose e frammentarie, la fine di foto e vecchi ricordi. Mantenendo la promessa, sono lì, e quando mi trovo a chiedermi come stiano la risposta è un treno, semplicemente. Potrò finalmente essere vicino a loro, la mia seconda Casa.

Ma la risposta è anche legata al presente. All’Italia, che è una mamma, tanto bella quanto sofferente. A un padre, il mio, che vedo da troppi anni impazzire sul lavoro, ruggire per difenderci da un nemico che non so individuare. La crisi? Alle volte pare che il barcone stia irrimediabilmente colando a picco. Siamo una generazione spaventata dal proprio futuro.

Infine, soprattutto, la risposta è il futuro. Perché studiando Giornalismo in India l’obiettivo è il fronte. Che sia Gaza, l’Afghanistan o qualunque altra terra vorremo mandare in briciole un domani, io voglio capire, voglio sapere, vedere. Guardare l’uomo dritto negli occhi e chiedere perché le persone non hanno mai smesso di ammazzarsi, né lo faranno. Dove il mondo inizia e finisce, fare qualcosa, magari. Sia anche con una sola parola.

Ecco perché l’India, perché sta per esplodere. Io di economia non so nulla, ma quando cammini per le strade trafficate percepisci quest’energia. È una bomba.

È vero, il mondo è tutto intorno e non posso aspettare per vederlo. Però, com’è vero questo, vera è anche l’assenza: sarò accanto a quei bambini, che sono quasi una seconda famiglia, certo, ma sarò lontano dalla mia prima famiglia, perdendo mio fratello, che cresce, i nonni che invecchiano, mamma, papà, zii. E gli amici. Per ogni sogno che si avvera uno va in frantumi, e spesso è quello di un altro. E sentirò la mancanza di Cremona, già lo so. Finalmente lo posso dire: a me piace la nebbia. E la pizza – Dio, la pizza! Ma nonostante tutto questo, quel che posso dire è che io provo. Che sia per un anno, per tre anni o per cinque o ancor di più, non so se sia la scelta giusta, ma provo. E ci spero.

Finché dura. Finché non si perde l’entusiasmo. Finché ho un po’ di coraggio in tasca, forse, semplicemente l’India mi rende felice. Appagato, orgoglioso e pieno di possibilità, ma soprattutto felice. Finché si ha la dose di incoscienza necessaria per poter dire: ‘Dobbiamo andare.’


One thought on “Due

  1. Che bello sentire le tue parole. Sì, sentire le tue parole sulla pelle che diventa alta per l’emozione. Ammiro la tua speranza e il fatto di tentare di risvegliarla in ogni cuore umano. Fossero solo parole… parole però che risvegliano il mondo. Continua così.

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