Tag: beneficenza

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Due

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Perché? Perché l’India?

Me l’hanno chiesto così tante volte che ormai dovrei avere una risposta. Ma non ce l’ho. Però posso provare. Forse ha a che fare con il passato, neanche tanto passato, di un anno fa. I ragazzi e l’orfanotrofio. La fine delle telefonate costose e frammentarie, la fine di foto e vecchi ricordi. Mantenendo la promessa, sono lì, e quando mi trovo a chiedermi come stiano la risposta è un treno, semplicemente. Potrò finalmente essere vicino a loro, la mia seconda Casa.

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Chiusura

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Mi hai chiesto se fosse a suo modo una vacanza. Non ti ho saputo rispondere allora, o forse ho balbettato, perché la mia lingua è penosa (spero la penna salvi un po’ la situazione) e perché ci ero ricascato, la trappola del nostro peggio nemico, bella e pallida, l’abitudine. So che succederà ancora, mi piaceranno le mie camicie, l’Iphone, la tecnologia – cose giuste. Sono nato così e così ci muoio. Ma nel mezzo prego di avere, come stavolta, la fortuna di mettere da parte queste cose, “non ho bisogno di voi”, e tornare, piedi nudi, nell’unico posto in cui mi sento vero.

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Natale a Dayavu Home

Con 4500 rupie abbiamo pagato la retta universitaria a Dhakshina.

Con 7000 rupie abbiamo comprato regali di Natale per ognuno.

Con cio’ che resta (90 mila rupie) aiutamo a completare il nuovo edificio, che sara’ un ritrovo per lo studio, la mensa e la preghiera.

Ringrazio tutti i ragazzi del Manin e le persone che hanno partecipato a questo progetto: mi avete dato un motivo per tornare a Casa. Grazie. Grazie. Grazie.
Buon Natale!

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La Promessa

Rosso. Balza la macchina sui crateri. Parole che mi sono mancate ma che sento per metà. La terra brucia e io uguale. La terra è rossa e io sono più bianco del bianco, ho perso il colore? Dentro, certo, che te lo dico a fare. O forse saranno loro. E gli piacerò come la volta prima? Mi chiedo – balza la macchina su di un – ho nel petto un cratere. Sono pronto? L’hai promesso. Cosa? L’hai promesso. Nicolò. “Papà, spegni.” Ci siamo

Scendo, c’è un regalo. Scarta, forza. E’ un abbriaccio. Come lo sapevi? Sono sorpreso, è proprio quello che volevo. E poi i ragazzi, arrivano, e gli occhi: la sorpresa è per loro o per me, alla fine? C’è imbarazzo

“You promised,” qualche giorno dopo. E in quel momento seppi di aver fatto qualcosa di giusto nella vita.

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Beneficenza Dayavu Home

Potrei dire che sono sorpreso, ma non lo sono.
So che questa iniziativa è cominciata di pancia, a metà tra nostalgia e speranza, e trascinata su di un palco e poi nei corridoi, prima per sentito e dopo di mano in mano. Un po’ così è iniziata, un po’ per caso. E ora guardala, la beneficenza. Che è nostra. Solo nostra. E siamo ragazzi, solo, ma qualche cosa la possiamo fare, la dobbiamo fare, come fossimo gli unici in grado. Non è poi molto. E non lo salva, il mondo.
Ma sono 500 euro. Sono 42 mila e 500 rupie. Roba nostra, del nostro liceo, di più, di persone e persone.
Personalmente, questo è stato il progetto che mi ha portato accanto a ragazzi con cui non avevo mai parlato, con l’intesa venutasi a creare, la complicità spontanea verso un lavoro che vale. Non vi parlo di karma e queste cazzate, ti parlo di bene che tu dai a me e io di rimando.
Insieme, doniamo all’orfanotrofio.
Mi fa sentire strano, perché è una cosa grossa, alla fine. Mi fa sentire felice perché possiamo sperare che, insomma, qualcosa la si possa fare.
E il momento è ora.

P.s. Questo è il video che mostrerò loro là

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Possiamo cambiare il mondo per una persona

Non voglio raccontarvi tutta la storia.

Solo dirvi che quei bambini mi hanno dato in due mesi più di quanto io potrei restituire in cento vite. Ma tanto vale provarci.

Ancora era settembre quando tornavo, e facevo scalo in Uzbekistan. Pensavo, insomma. “C’è una prima volta per tutto” direte ma in realtà era già la seconda volta, che pensavo. La prima è stata il mio ultimo giorno all’orfanotrofio. Dopo tutte le lacrime ho cercato gli occhi e ho promesso che sarei tornato con un regalo per loro e la loro casa.

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Vivevo là con un euro al giorno, pasti e albergo, mezzi di trasporto, internet quando c’era la corrente. Un euro e mezzo se volevo fare lo splendido! E con questo intendo i dolci (sono un po’ fissato, vorrei avervene portati…). Quello che per me era poco per l’India era abbastanza, o almeno per il sud. E allora ho pensato a voi. A noi, con i nostri cellulari, bei vestiti, le cene fuori. E sono tutte cose giuste. Sono il primo appassionato di tecnologia. Ma se tutti, vicini, ci mettiamo insieme possiamo fare qualcosa di importante. Beneficenza. Nel nostro piccolo.
Che bello sarebbe se questo regalo gli arrivasse a Natale. Il loro vero primo Natale.
Se c’è qualcosa che ho imparato mentre ero là è che non cambieremo il mondo. Ma possiamo cambiare il mondo per una persona. E se ci mettiamo insieme perché non per venti bambini?
🙂
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