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Chiusura

Si chiude il cerchio.1506154_10202325402169624_1958188984_o.jpg

Mi hai chiesto se fosse a suo modo una vacanza. Non ti ho saputo rispondere allora, o forse ho balbettato, perché la mia lingua è penosa (spero la penna salvi un po’ la situazione) e perché ci ero ricascato, la trappola del nostro peggio nemico, bella e pallida, l’abitudine. So che succederà ancora, mi piaceranno le mie camicie, l’Iphone, la tecnologia – cose giuste. Sono nato così e così ci muoio. Ma nel mezzo prego di avere, come stavolta, la fortuna di mettere da parte queste cose, “non ho bisogno di voi”, e tornare, piedi nudi, nell’unico posto in cui mi sento vero.

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Natale a Dayavu Home

Con 4500 rupie abbiamo pagato la retta universitaria a Dhakshina.

Con 7000 rupie abbiamo comprato regali di Natale per ognuno.

Con cio’ che resta (90 mila rupie) aiutamo a completare il nuovo edificio, che sara’ un ritrovo per lo studio, la mensa e la preghiera.

Ringrazio tutti i ragazzi del Manin e le persone che hanno partecipato a questo progetto: mi avete dato un motivo per tornare a Casa. Grazie. Grazie. Grazie.
Buon Natale!

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La Promessa

Rosso. Balza la macchina sui crateri. Parole che mi sono mancate ma che sento per metà. La terra brucia e io uguale. La terra è rossa e io sono più bianco del bianco, ho perso il colore? Dentro, certo, che te lo dico a fare. O forse saranno loro. E gli piacerò come la volta prima? Mi chiedo – balza la macchina su di un – ho nel petto un cratere. Sono pronto? L’hai promesso. Cosa? L’hai promesso. Nicolò. “Papà, spegni.” Ci siamo

Scendo, c’è un regalo. Scarta, forza. E’ un abbriaccio. Come lo sapevi? Sono sorpreso, è proprio quello che volevo. E poi i ragazzi, arrivano, e gli occhi: la sorpresa è per loro o per me, alla fine? C’è imbarazzo

“You promised,” qualche giorno dopo. E in quel momento seppi di aver fatto qualcosa di giusto nella vita.

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Beneficenza Dayavu Home

Potrei dire che sono sorpreso, ma non lo sono.
So che questa iniziativa è cominciata di pancia, a metà tra nostalgia e speranza, e trascinata su di un palco e poi nei corridoi, prima per sentito e dopo di mano in mano. Un po’ così è iniziata, un po’ per caso. E ora guardala, la beneficenza. Che è nostra. Solo nostra. E siamo ragazzi, solo, ma qualche cosa la possiamo fare, la dobbiamo fare, come fossimo gli unici in grado. Non è poi molto. E non lo salva, il mondo.
Ma sono 500 euro. Sono 42 mila e 500 rupie. Roba nostra, del nostro liceo, di più, di persone e persone.
Personalmente, questo è stato il progetto che mi ha portato accanto a ragazzi con cui non avevo mai parlato, con l’intesa venutasi a creare, la complicità spontanea verso un lavoro che vale. Non vi parlo di karma e queste cazzate, ti parlo di bene che tu dai a me e io di rimando.
Insieme, doniamo all’orfanotrofio.
Mi fa sentire strano, perché è una cosa grossa, alla fine. Mi fa sentire felice perché possiamo sperare che, insomma, qualcosa la si possa fare.
E il momento è ora.

P.s. Questo è il video che mostrerò loro là

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